india|nepal|souvenirs*
Qualche bastonata. Sempre in senso orario, l'altro e' considerato malaugurevole. Come la terra attorno al sole. Cinque capre spogliano un ramo, le galline sbeccucciano l'orto e la vecchia madre invita la giovane madre a stendermi una stuoia. Senza troppe formalita' un pugno di mandarini asprigni ed un piatto giallo di succulento Dal Baht. Le sobrie scodelle di latta. Aggiugo dello zucchero al mio Masala ed una mosca rapidamente si posa sopra un granello con fare amoroso, come nella ragazza sul ponte. Il profumo familiare della legna che arde e del letame assieme aglieffluvi della selva circostante, mi donano serenita' e morbidezza di una nuvola. Vi e' un verso di vita in ogni centimetro in cui sono immerso. Dalle colonie di insetti variopinti, al vociare del villaggio, fino alle fronde e le armonie degli uccelli.
Mi spoglio al sole e do una mano con le bracciate polverose e la battitura delle fascine, i chicchi spiccano il volo e grandinano sl lastrico. La ricompensa sara' un delizioso yogurt di bufalo fresco di mattinata, che sparge aromi di mangiatoia, prato e frutti verdi. Ogni dono che mi viene fatto ha il sapore ineguagliabile della gratitudine e della generosita'.
Due bambine siedono vicino e carezzano il basilico sacro, il Tulsi. Sono rimaste orfane di entrambi i genitori in meno di un anno. Una decina di bambini, figli del villaggio e come tali accolti, giungono salterellando e sventolando da recita un coro di "hello". Giocano con qualsiasi cosa. Una ruota d'auto, un bastone di bambu', una trottola o un pezzo di corda. Tombolano sul fieno come dei matti e chiedono mille cose. Curiosi, curiosi, curiosi! Ci si rotola tra la paglia, si scatta qualche foto e si gioca con le ombre bislacche e lunghe del pomeriggio. Mi svelano un segreto, sfiorando col polpastrello le ciglia di una fogliolina, questa si ritira e contorce dolcemente come in un piccolo orgasmo. La campagna mi riempie il cuore. C'e' grande dignita' e ricchezza qui. In un cerchio di calore umao dove non vi e' nessuna separazione tra merda di vacca, terra, raccolto, mani e bocca. Tutto ritorna da dove giunge in un ciclo di equilibrio infinito. Cosi' per come e', per cio' che e'. Nessuno scarto, nessuna speculazione. Un unico incastro. Penso alla vita quotidiana di milioni di persone nel vecchio continente, non sappiamo piu' come si vive utilizzando la natura, siamo goffi, impacciati e tecnologicamente dopati. Orfani dimentichi di qual e' la propria origine. Non abbiamo piu' conoscenza, ma soprattutto, non sappiamo piu' accontentarci di nulla.
Le famiglie del villaggio rincasano dopo una dura giornata nelle risaie. Le vesti sgualcite, colori e pennellate di terra. Gli avambracci graffiati e forti come la corteccia. Si parlano ad alta voce da un camminatoio all'altro. Scherzano, s'arrabbiano. Una dona indiavolata raggruppa severamente il branco di buoi con una stecca di legno. Sento il popolo, la comunita'. Macchine agricole qui non ce ne sono, solo mani , gambe e schiene. Prima di lasciarmi andare mi donano dei fiori di velluto porpora e mi segnano delicatamente una Tikka rossa in mezzo agli occhi che mi cola giu' fino alla punta del naso.
C'e' un lago, specchio di rame, chiuso in una stretta verde fitta e rigogliosa. Un paradiso vero. Qualcosa mi riporta a casa. Il silenzio. Colibri', pappagallini verdi e fiori rossi. Qualche famiglia coltiva e produce il caffe'. Un'aquila volteggia, le piume rivolte alla volta. Una nuvola si arriccia elefantoide. Una madre e figlio mi offrono una tazza di caffe' forte e bruciato. Meraviglioso, il primo che bevo dalla mia partenza. E' l'undicesimo giorno del calendario lunare. Vige il digiuno e massimo un pasto al giorno: acqua, frutta e verdura. Niente sale. Oggi dappertutto verranno tese delle lunghe corde adornate come ghirlande da una sponda all'altra di ogni fiume. Un pontre tra vita terrena e aldila'.
Scolinando dietro a un santuario si giunge sullo spartiacque, una deflagrazione di mandarini, banani, caffe', erbe mediche, papaye, ibisco, orchidee e oltre. Ogni volta che con le dita tocco le banconote in tasca le sento come un peso inevitabile che mi porto addosso. Qualcosa di sudicio, piombo sul cristallo. Il peso della ricchezza ed il suo effetto distorcente.
Ad un tavolo scrostato d'azzurro una donna osserva la mia pietra e mi rivela che veniva usata come gioco per bambini infilata ad un bastone, una rotella. Un uomo ribatte che invece, non capisco esattamente come, c'entra con i cavalli. Qui ci sono mille versioni per ogni cosa, che si parli di indicazioni stradali, anticaglie o religione.
Sulla via per Panchassee scorre feroce il torrente Harpan, lungo n letto di massi dormienti un tempo riuniti saldamente nela montagna. ognuno porta con se' iscrizioni antiche, mai viste prima, morbide e precise come un ideogramma. A terra tra il ghiaino, una spruzzata di sangue e piume. Nel diramarsi di pozze smeraldo, pesciolini fulminei e cascate, balzo leggero sospinto fino a un giaciglio di roccia suntuosa. tra la vegetazione, regno di uccelli blu e coda rossa, libellule e farfalle bianche, siedono rupi giganti di pietra nera. Un insetto da fronda gareggia col rombo dell'acqua. Gli indigeni lo chiamano la sveglia tanto e' forte, insistente e puntuale il suo verso. Poco distante sotto ad un albero sacro nella foresta, un villaggio celebra il ringraziamento alla natura. La magia. Ogni gesto non e' mai casuale. Il maestro prega e dispone le offerte, incenso, fiori e sterco. L'uomo dalla voce acuta avvolto nel Dothi bianco cuoce il riso e il latte dentro a un pentolone in equilibrio su tre sassi. Le scodelle costruite con le foglie stanno impilate pronte ad essere riempite di cibo e ad essere distribuite tra donne uomini e bambini. Solennemente l'anziano conduce la cerimonia pronunciando le formule in un unico lungo verso gutturale, mentre l'uomo in bianco procede con le pratiche di purificazione tr i presenti sotto alle trecce di fumo e rampicanti avvinghiati alla luce che penetra dal fogliame. L'intensita' del momento non trova linguaggio capace di esprimerla. Assopisco al sole mentre da un filo tra le ciglia, confondo i covoni di fieno sulle colline lontane. Macchie sfocate, scroscio costante ed il sogno che mi accompagna via.